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Streaming: Belli e Impossibili
by PaloAltoGay.com on ago.30, 2010, under Film Streaming, WebNews
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Padova, no alloggi a coppie gay Il Comune: “Solo a chi ha progetti di vita”
by PaloAltoGay.com on ago.07, 2010, under WebNews
Nei primi mesi del 2011 l’amministrazione della città veneta varerà il nuovo piano per gli alloggi destinati alle giovani coppie. Che però non potranno essere composte da persone dello stesso sesso. “Per evitare che due estranei possano dividersi un alloggio a prezzo politico”
PADOVA – Nei primi mesi del 2011 il Comune di Padova varerà il nuovo piano per gli alloggi destinati alle giovani coppie che non potranno però essere composte da persone dello stesso sesso.
Il progetto dell’amministrazione patavina, che pure accetta i matrimoni omosessuali all’interno del palazzo comunale, prevede che nella nuova graduatoria per la decina di appartamenti individuati possano entrare, coppie sposate o conviventi ma di sesso diverso.
Nelle intenzioni dei promotori, l’iniziativa dovrebbe frenare la fuga delle nuove famiglie “spaventate” dal caro affitti della città. “Abbiamo voluto privilegiare chi ha progetti di vita – dice l’assessore Giovanni Battista Di Masi – sarebbe giusto allargare il piano a ogni genere di coppia ma abbiamo voluto evitare che si creino situazioni di comodo. Due estranei o quasi potrebbero dividersi un alloggio a prezzo politico”.
[fonte]
Sì ai matrimoni gay in 10 paesi nel mondo L’Italia, con la Grecia, un’eccezione in Europa
by PaloAltoGay.com on ago.06, 2010, under WebNews
Dopo la sentenza che in California ha definito incostituzionale vietare le nozze fra omosessuali, un viaggio fra i paesi (10) in cui sono riconosciute e in quelli (17) che riconoscono pari diritti a tutte le coppie o ne concedono alcuni alle unioni civili, anche gay e lesbiche. I primi sono stati i Paesi Bassi, nel 2001. Il nostro paese non ha alcuna legge di tutela.
L’ULTIMA è stata l’Argentina. Con la legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, con il pieno sostegno della presidente, Cristina Kirchner, è diventata il primo Paese dell’America Latina a riconoscere questo diritto. Il decimo al mondo. Ed è di questi giorni la notizia che la Corte Suprema del Messico ha detto sì alle nozze fra persone dello stesso sesso, votando a favore della legge che da sei mesi le consente solo a Città del Messico e respingendo il ricorso della Procura secondo cui la norma viola il principio che costituzionalmente protegge la famiglia. Città del Messico era stata la prima città dell’America Latina ad aver approvato il matrimonio gay, nel dicembre del 2009. Lo stesso parlamento aveva già ammesso le unioni civili nel 2006. A questi, rileva Arcigay, se ne devono aggiungere altri 17 che riconoscono pari diritti a tutte le coppie o, in alternativa, concedono alcuni diritti alle unioni civili, anche gay e lesbiche. A livello globale, Asia e Africa sono i continenti in assoluto più indietro dal punto di vista dei diritti delle persone Glbt. Basti pensare che solo in Africa, in 38 Stati su 53 l’omosessualità è punita dalla legge e, spesso, si può finire in galera anche solo per essere sospettati di aver avuto una relazione di questo tipo.
Sono stati i Paesi Bassi, nell’aprile del 2001, i primi a permettere il matrimonio tra omosessuali, riconoscendo loro gli stessi diritti e doveri delle coppie eterosessuali. Con 107 voti a favore e 33 contrari, il Parlamento eliminò ogni forma di discriminazione esistente in materia. La legge richiede oggi che, per sposarsi, almeno una delle due persone sia un cittadino olandese o risieda nei Paesi Bassi. Il 30 gennaio del 2003 è toccato al Belgio, che ha licenziato una legge con una larga maggioranza parlamentare. In Spagna il matrimonio tra omosessuali è divenuto realtà dal 2005 e c’è anche la possibilità di adottare bambini (accanto al matrimonio, continuano ad esistere le leggi e i registri delle coppie di fatto). In Svezia, così come avviene in Norvegia, i gay si possono anche sposare in chiesa, dopo il sì alla legge del Parlamento all’inizio del 2009. Dal novembre dello stesso anno, la chiesa luterana svedese si è infatti detta pronta a celebrare le unioni davanti all’altare, nonostante al suo interno si fossero levate voci contrarie alla decisione. Il Canada ha legalizzato questi matrimoni nel luglio 2005, aprendo le porte anche a cittadini residenti all’estero (il 10 agosto, toccherà a due cittadini italiani di Milano e Torino convolare a nozze).
In Portogallo, l’ok ai matrimoni arriva lo scorso mese di maggio, con la firma del presidente portoghese Anibal Cavaco Silva, cattolico praticante. A differenza di quanto avviene in Spagna, in questo Paese non sono ancora consentite le adozioni. In Islanda, la legge che consente di celebrare matrimoni omosessuali è stata inaugurata, lo scorso mese di giugno, dalla premier Johanna Sigurdardottir, che ha voluto sposare la sua compagna storica, Jonina Leosdottir, con la quale si era già unita civilmente nel 2002. Il Sudafrica è l’unico stato africano ad aver legalizzato dal novembre 2006 le unioni civili tra omosessuali. La cerimonia religiosa è opzionale, anche se le diverse Chiese possono rifiutarsi di celebrare queste unioni, mentre il rito civile è aperto a tutti. Qui le coppie gay possono adottare già dal 2002.
Oltre a questi dieci Paesi, ricorda Arcigay, ve ne sono altri 17 che riconoscono pari (o alcuni) diritti alle coppie, indipendentemente dal loro sesso. Si tratta di Austria (unioni civili dal gennaio 2010), Francia (i Pacs sono stati adottati nel 1999, per omosessuali ed eterosessuali), Danimarca (primo Paese al mondo ad autorizzare, nel 1989, il matrimonio civile o partenariato registrato tra omosessuali), Regno Unito (dal 2005, il “partenariato civile” tutela anche le coppie gay), Lussemburgo (in vigore dal 2004 la partnership registrata), Germania (qui è in vigore un “contratto di vita comune”), Svizzera (“partenariato registrato” dal 2005, esclusa l’adozione), Slovenia (una legge garantisce alle unioni civili diritti limitati nel campo delle relazioni di proprietà e dell’eredità), Ungheria (dal febbraio 2010 è possibile per le coppie omosessuali stipulare unioni civili, parificate a quelle eterosessuali), Repubblica Ceca, Finlandia, Andorra, Croazia (una legge adottata nel 2003 garantisce “reciproco sostegno” e diritto all’eredità), Irlanda (a luglio, il presidente irlandese Mary McAleese ha ratificato una legge, già approvata dal Parlamento, che istituisce le unioni civili), Colombia, Nuova Zelanda (la legge garantisce dal 2004 alle coppie omosessuali gli stessi diritti di quelle etero), Uruguay (il 17 aprile 2008 è stata celebrata la prima unione gay nell’aula di un tribunale di Montevideo).
Negli Stati Uniti la situazione, come dimostra anche la sentenza del giudice distrettuale in California, è soggetta a continui cambiamenti, su una materia oggetto di scontri molto accesi tra conservatori e chi, invece, è a favore delle unioni gay. In tutto, sono cinque gli Stati a riconoscere i matrimoni gay, oltre ad un distretto federale: Massachusetts (dal 2003, con un provvedimento della Corte Suprema che ha dichiarato discriminatorio, perciò incostituzionale ed illegale, escludere le coppie dello stesso sesso dal matrimonio), Connecticut (stessa decisione della Corte Suprema, nel 2008), Iowa (la Corte Suprema afferma all’unanimità l’esigenza costituzionale di riconoscere questo tipo di unione), Vermont (dal settembre 2009), New Hampshire (dal gennaio 2010), Washington D. C. (legge firmata nel dicembre del 2009, primi matrimoni celebrati nel marzo del 2010). Il matrimonio viene anche riconosciuto da una tribù di indiani dell’Oregon. Infine, da citare anche il Brasile, dove le unioni tra persone dello stesso sesso sono riconosciute dal 2004.
L’Italia, come è noto, non ha alcuna legge di tutela per le unioni gay. “Siamo, insieme alla Grecia, l’unica nazione a non riconoscere diritti alle coppie dello stesso sesso e rappresentiamo un’eccezione in Europa e tra i paesi avanzati”, osserva il presidente di Arcigay, Paolo Patanè. “La discriminazione che impedisce alle coppie omosessuali di accedere all’istituto del matrimonio – conclude – è tanto inaccettabile quanto assurda per uno stato di diritto che ha tra i suoi valori fondati l’uguaglianza e la libertà dei suoi cittadini. La Corte Costituzionale italiana ha recentemente affermato lo stesso concetto, impegnando il parlamento ad affrontare e risolvere le discriminazioni che affliggono le omosessuali”.
Articolo di: Marco Pasqua [fonte]
LA CINA APRE AL PORNO ONLINE: “IL SESSO, VALVOLA DI SFOGO”
by PaloAltoGay.com on ago.03, 2010, under WebNews
PECHINO – La Cina sblocca i siti pornografici. A due settimane dal ritorno dell’accessibilità online di alcuni piccoli domini a luci rosse, cresce il numero dei siti e dei forum porno visitabili dal Paese che, da maggio, aveva di fatto calato la scure della censura su ogni contenuto che avesse un pur velato riferimento sessuale.
I surfer cinesi, estenuati da filtri, divieti e controlli di polizia, avevano nel frattempo imparato ad aggirare il “Great Firewall”, la grande muraglia virtuale eretta dalle autorità contro i contenuti della Rete sgraditi al potere. Sebbene in Cina navigare nei siti porno resti un reato, così come aprire un sito sexy sia illegale, milioni di post su Twitter negli ultimi giorni hanno diffuso la voce dell’ondata di tolleranza e gli amanti del genere hanno preso d’assalto gli indirizzi che erano stati costretti ad abbandonare.
La Cina conta oggi 425 milioni di utenti internet, la più vasta net-tribù del mondo, più numerosa della popolazione degli Usa. La caduta del blocco, nelle prime ore, era stata considerata un caso. La maggioranza dei netizens l’aveva atttribuita ad un guasto, ad un problema tecnico, per convincersi poi di assistere ad un test dello Stato sulla reale domanda di porno online nel Paese. Negli ultimi giorni, invece di interrompersi, l’accessibilità è aumentata e sono riapparsi anche i siti più popolari, che erano stati i primi ad essere oscurati. Il ritorno del sesso sulla Rete cinese si è trasformato così in un giallo e milioni di internauti si chiedono ora apertamente se la nazione si trovi di fronte ai segnali di un allentamento dei controlli sulla vita privata dei cittadini.
Il ministero dell’Industria e della Tecnologia, assieme a quello della Pubblica Sicurezza e al Consiglio di Stato, è stato inutilmente tempestato di richieste di spiegazione. Nemmeno il governo ha chiarito perché i siti porno siano stati improvvisamente sbloccati, mentre il più sofisticato sistema di polizia telematica continui a censurare solo i siti web che si occupano di diritti umani, opposizione, dissidenti e religione. Migliaia di agenti informatici non smettono di scandagliare bacheche e post dei microblog, alla ricerca di una scintilla di potenziale instabilità.
La svolta sul porno non sembra così preludere ad un sostanziale ammorbidimento dei divieti sulla Rete. Gli analisti cinesi delle comunicazioni ritengono piuttosto che il governo non riesca più a controllare una dimensione in costante aumento e che stia decidendo quali spazi privi di sorveglianza possano risultare meno pericolosi per il sistema. La moltilicazione di siti, social network, servizi e blog starebbe ormai sfuggendo di mano anche al “Great Firewall”, costretto a sbloccare il sesso per liberare risorse di intelligence su fronti politici e militari più strategici.
Bloccare internet e isolare la Cina dalla rete ormai costerebbe troppo e i primi segni di cambiamento sono trapelati dalle ultime disposizioni di polizia ai funzionari. I dipendenti dell’ufficio che controlla pornografia e riviste non autorizzate non dovranno più segnalare i siti porno registrati all’estero, ma limitarsi a prendere nota dei loro nomi. Cambiano anche le responsabilità tra gli organi di polizia: il governo avrebbe deciso di assegnare il sesso a strutture più soft, per concentrasi sulle informazioni che possono danneggiare economia e leadership politica. La ragione è semplice. Da un anno tutti i sondaggi dimostrano che la popolazione cinese non considera più immorale l’accesso ai siti porno. Il 75% di mille donne laureate di Shanghai ha dichiarato di accettare il sesso virtuale e di giustificare le ragazze che diventano amanti dei milionari.
Le autorità prendono atto di un Paese che sulle questioni morali viaggia più rapidamente dei suoi leader e l’ala progressita del partito comunista pensa che impegnare sul porno milioni di internauti, mostrando spiragli di democrazia, possa distogliere la loro attenzione da questioni più delicate. Secondo l’edizione inglese del “Quotidiano del Popolo”, il ministero della Pubblica Sicurezza ha anche proibito alla polizia di “umiliare gli arrestati per reati sessuali”. Nei giorni scorsi alcune prostitute sono state fotografate seminude e legate tra loro da una corda. I loro nomi e cognomi sono stati stampati su manifesti e affissi lungo le strade. Le “parate criminali davanti al disprezzo pubblico” sono un retaggio dell’epoca imperiale, fatto proprio dalle Guardie Rosse di Mao durante la Rivoluzione Culturale. Il governo avrebbe deciso di abolirle, intimando alla polizia di “comportarsi in modo ragionevole”. E’ presto per dire se la forza di internet sta rendendo la Cina meno sessuofoba. Ma che il sesso online stia trasformando la Rete in un universo incontrollabile anche per Pechino, e accettato invece dalla popolazione, è già un dato di fatto.
Articolo di Giampaolo Visetti
[fonte]
PISA, Il Sindaco issa la bandiera gay sul Ponte di Mezzo
by PaloAltoGay.com on giu.25, 2010, under WebNews

In occasione del 28 giugno, giorno dell’orgoglio omosessuale, il Sindaco Filippeschi presenterà la campagna del comune contro l’omofobia e isserà la bandiera gay sul Ponte di Mezzo.
Lunedì 28 giugno, in occasione della giornata dell’orgoglio omosessuale, il Sindaco di Pisa Marco Filippeschi presenterà alla cittadinanza una campagna contro l’odio omofobico. Inoltre, il Sindaco compirà un ulteriore gesto simbolico di forte impatto per la comunità lgbt della città. La bandiera arcobaleno, simbolo del movimento gay, sarà issata dal Sindaco stesso sul pennone del Ponte di Mezzo, simbolo laico della città, che normalmente è riservato alla bandiera comunale con la classica croce pomata.
Il 28 giugno è celebrato in tutto il mondo come il giorno dell’orgoglio omosessuale. Il 28 giugno 1969, infatti, iniziarono e andarono avanti per cinque giorni i cosiddetti moti di Stonewall a New York: otto agenti di polizia compirono l’ennesimo raid dentro lo Stonewall Inn, un bar gay molto frequentato di New York, al quale la clientela decise di ribellarsi. Da allora, ogni anno, il 28 giugno ha assunto il significato di rivolta contro i soprusi, le ingiustizie e le discriminazioni verso le persone gay, lesbiche, bisessuali e trans.
Vieni anche tu alla cerimonia della bandiera gay, la prima del genere in Italia, per essere parte di questo importante evento. Ti aspettiamo sul Ponte di Mezzo lunedì 28 giugno alle ore 12:00.
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Che sia solo una trovata del Sindaco per aumentare i suoi consensi o no non possiamo certo saperlo, ma è comunque un’iniziativa interessante ed avanti in un Paese sempre più bigotto come è l’Italia.
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