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“I baci gay? Impressionano i bambini”: e Bergamo dice no!
by PaloAltoGay.com on apr.27, 2010, under WebNews
La giunta comunale nega l’autorizzazione a una mostra fotografica nel centro cittadino, organizzata per la Giornata mondiale contro l’omofobia: “Ci preoccupavamo di come potrebbero reagire bimbi e anziani”.
La Giunta comunale di Bergamo, di centrodestra, non ha concesso l’autorizzazione agli organizzatori della mostra fotografica “Baci rubati”, che faceva vedere immagini gay, di allestire l’esposizione al Quadriportico del Sentierone, in pieno centro cittadino.
BACI GAY NO – L’iniziativa, sul tema del bacio omosessuale, era stata organizzata nell’ambito della Giornata mondiale contro l’omofobia, in programma il 17 maggio prossimo. La decisione della Giunta è stata duramente criticata, ieri sera, in Consiglio comunale dalla minoranza di centrosinistra, che ha presentato un ordine del giorno urgente – respinto a maggioranza – per invitare l’amministrazione comunale a fare marcia indietro. Sulla questione è intervenuto anche il sindaco Franco Tentorio: «Abbiamo valutato le richieste in modo approfondito – ha detto – e concesso il patrocinio a un convegno. Ma la mostra ci preoccupava: sulla base della presentazione degli organizzatori ci è sembrato che i contenuti fossero troppo forti. L’allestimento in pieno centro ci è sembrato inopportuno. Abbiamo posto attenzione alla sensibilità di bambini e anziani».
Noi di PaloAltoGay.com crediamo che i bambini e gli anziani siano usati come scusa e non come motivo principale di questo divieto. Sopratutto pverso le nuove generazioni si dovrebbe mostrare le possibili diversita’ e sfaccettature che esistono nel mondo e non solo quello che un Paese sempre piu’ Cattolico vuole far vedere. Voi che ne pensate?
Dopo il coming out, il mondo del porno vuole ricky martin
by PaloAltoGay.com on apr.20, 2010, under WebNews
Ormai anche i sassi dovrebbero sapere che Ricky Martin ha dichiarato la propria omosessualità, dando ai gay di tutto il mondo nuovi motivi per fantasticare su di lui. Evidentemente l’occasione fa l’uomo ladro, e dalle parti della casa di produzione hard Raging Stallion hanno pensato che – dopo il coming out – fantasticare non bastava più…Così hanno ufficialmente proposto al reginetto del pop latino di partecipare ad una scena hard assieme al gay porn performer Austin Wilde, per la modica cifra di un milione di dollari! Probabilmente il cachet più alto mai proposto per una scena hard (gay e non) nella storia dell’umanità. Tuttavia è alquanto improbabile che Ricky Martin possa accettare una simile proposta, visto che i milioni di dollari di certo non gli mancano e che comunque ha ribadito più volte di avere ben altri obbiettivi nella vita (soprattutto ora che è papà)…
Siccome alla Raging Stallion di certo non sono sprovveduti è altamente probabile che abbiano fatto per bene i loro conti, e che in realtà puntassero solo a farsi un po’ di pubblicità in più. Sia come sia, questo episodio è rappresentativo dei tempi e di come l’industria del porno gay, perlomeno negli USA, si sia affermata al punto da potersi permettere di avanzare questo tipo di proposte. Tuttavia, mentre i fans di Ricky Martin dovranno accontentarsi del suo sosia Ricky M. (che ha girato una decina di video per alcuni siti come nextdoormale.com, e che – a differenza di Ricky Martin – è un gay for pay che ha lavorato anche a diverse produzioni etero), gli amanti dei reality show potranno presto gustarsi il secondo video hard gay dell’ex concorrente del Big Brother americano Steven Daigle. Dopo il buon risultato di “Steven Daigle XXX” il cowboy texano sta per dare il nome a una nuova produzione di Chi Chi LaRue: “Steven Saigle Stalked”, a cui seguirà un terzo video dal titolo “Steven Daigle Exposed”. A quanto pare Steven Daigle passerà alla storia come il primo concorrente di un reality a cui è stata dedicata un’intera trilogia di video hard gay.
Comunque le buone notizie non mancano nemmeno per gli amanti del Made in Italy, visto che Dario Beck – la nuova promessa italiana in forza alla TitanMedia – sta per tornare sul web e nei sexy shop di tutto il mondo con il suo secondo video (Reflex), mentre Francesco D’Macho ha tenuto alto il buon nome della nazione contribuendo alla vittoria del video “Porn Stars In Love” (categoria “video hard più romantico”) nei TLA Gay Awards (per gli amici Gaybies), che si sono tenuti la scorsa settimana e che – tramite votazione via web – hanno assegnato il titolo di miglior hard del 2009 al “caso” Men Of Israel di Michael Lucas (che ha rotto, in tutti i sensi, il tabù dell’hard gay nello stato di Israele). Per la cronaca: ai Gaybies è stato assegnato anche un premio per l’oggettistica più apprezzata, che è andato al fleshjack modello ice mouth (prodotto da fleshjack.com), seguito a ruota dal dildo vibrante di Johnny Hazzard, un porn performer che continua a rimanere sulla cresta dell’onda nonostante non sia esattamente una novità nel panorama dell’hard.
D’altra parte il pubblico dell’hard gay, che comunque tende a rinnovarsi completamente ogni sei/sette anni, ultimamente ha dimostrato di saper apprezzare i performers anche per il loro fascino e la loro personalità. Esemplare in questo senso è stato il caso di Tom Judson (nome d’arte Gus Mattox), vincitore del titolo di miglior performer dell’anno nei Gay VN Awards del 2006, alla “tenera” età di quarantasei anni (entrando nella storia come il performer più “anziano” ad essersi aggiudicato questo titolo). Forse anche perché, oltre ad essere un porn performer, Tom Judson è stato per anni un attore di Brodway, tant’è che a tutt’ora porta in tournèe i suoi spettacoli (il suo ultimo lavoro si chiama Canned Ham, e lo vede anche in veste di musicista). Tutto questo sembrerebbe dimostrare una volta di più che il mondo dell’hard professionale si sta separando ulteriormente da quello amatoriale, che – soprattutto sul web – ha adottato una logica da catena di montaggio che lascia ben poco spazio alla ricerca della qualità e alla valorizzazione di quei performers che, al di là delle loro prestazioni, sono anche in grado di comunicare qualcosa al loro pubblico.
Articolo di: Valeriano Elfodiluce (fonte)
Porno e 3D non vanno d’accordo
by PaloAltoGay.com on apr.15, 2010, under Cinema, WebNews
Porno e 3D non vanno assolutamente d’accordo. E a dirlo non sono i produttori di TV, che non vorrebbero vedere il loro nome accostato alle produzioni hardcore, ma sono direttamente gli addetti ai lavori nel mondo dell’eros. Il 3D non è roba nostra, costa troppo e la gente vuole altro.
E’ quello che emerge dalla nostra inchiesta che ha coinvolto i maggiori distributori, importatori, produttori e registi di film hard. Abbiamo selezionato una serie di interventi abbastanza significativi, che proponiamo qui di seguito.
Il primo a bocciare il porno “3D” è Salvatore Sbarra, distributore e organizzatore di eventi. “Penso che nel mondo dell’hard in Italia non ci sarà una grande richiesta per il 3D. Da questo punto di vista tutti i nuovi supporti non hanno fatto altro che peggiorare la situazione. E’ vero, consentono di avere un’immagine nettamente superiore, ma il fruitore di film per adulti cerca il più delle volte un supporto che renda si il film il più realistico possibile, ma nello stesso tempo vuole che l’effetto sia “casereccio”, soprattutto nelle produzioni amatoriali o nelle produzioni a medio budget che sono poi gran parte di quelle prodotte in Italia.
Allo stesso modo non c’è stata nessuna richiesta per il blu ray, se non per semplice curiosità. Il cliente vorrebbe vedere il film nella maniera più naturale e vera possibile, ma senza effetti speciali o aiuti tecnologici, che non fanno altro che rendere irreali situazioni che si cerca di rendere il più naturali e vere possibile. Ancora oggi ci sono un sacco di clienti che ci richiedono le VHS proprio per l’effetto più reale e naturale che veniva dato alla scena.
Sicuramente qualcuno dei produttori più importanti in Italia (ATV, Showtime, FM Video) si cimenterà nel 3D, ma principalmente per cercare di rilanciare un mercato che ultimamente per colpa di internet vive un momento di stanca che difficilmente tornerà a quello che era il mercato delle VHS.
In più il mercato Italiano è al momento molto limitato, per colpa di internet le grosse produzioni italiane, ma anche le più importanti produzioni d’importazione, non vendono più di 400/500 copie del titolo di punta in prima battuta e questo è sicuramente un limite, non si riuscirebbero certo ad ammortizzare i costi delle produzioni in 3D con questi numeri”.
Anche Marco Rollo, titolare di Athena Video, che importa e distribuisce i più importanti marchi europei ed americani, concorda che il 3D nel mondo dell’hard è solo un fuoco di paglia: costi troppo elevati, produzioni troppo impegnative per un mondo che ormai va in tutt’altra direzione.
Non manca anche il parere di Paolo Pisani, titolare di ATV che produce film e distribuisce in tutta Europa film anche per le emittenti TV. Paolo Pisani è nel settore da oltre vent’anni, ed è anche uno di quei produttori che ha sempre guardato con molta attenzione alle nuove tecnologie. Durante la nostra chiaccherata infatti ci ha confermato di aver addirittura speso 4.000 euro in licenze Blu-ray perché avevano pure pensato di produrre Blu-ray hard, salvo poi pentirsi visto lo scarso interesse per il formato. Paolo Pisani conferma che parlare di 3D nel mondo hard è prematuro, e soprattutto che anche il 3D come il blu-ray corre il rischio di perdere totalmente di interesse. “I costi di produzione sono troppo alti. Abbiamo ricevuto diverse richieste di preventivi soprattutto da emittenti televisive e canali pay ma la produzione richiederebbe troppa spesa. Il 3D nel mondo dell’hard è un lusso, è motivo di immagine ma non è davvero utile. In un anno facciamo 5 o 6 grosse produzione, girate in Cinealta a 1080p e queste costano già 100.000 euro l’una, e a fatica riusciamo a ripagare i costi. Passare al 3D vorrebbe dire investire il 30 / 40% in più, e nessuno sarebbe in grado di gestire questa spesa. Certo, è un rischio, ma con la crisi odierna sono pochi quelli che vogliono rischiare. Vedo anche un altro rischio concreto: qualche anno fa con l’alta definizione c’era chi realizzava film in finto HD facendo l’upscaling di produzioni standard. Con gli elevati costi dello shooting in 3D è concreto il rischio di conversioni mal fatte da 2D a 3D, che costano molto meno ma rendono anche meno”
Silvio Bandinelli, titolare di Showtime Film, produttore e regista non è così pessimista sul binomio hard e 3D, ma è l’unica voce fuori dal coro.“Se i costi di produzione di abbasseranno e si potranno realizzare produzioni a tre dimensioni sicuramente qualcuno ci proverà, anche perché la novità ha sempre pagato. Il 3D offre un nuovo modo di vedere le cose anche se il successo sarà legato probabilmente a quei pochi titoli novità: quando tutti avranno 3D l’interesse scenderà. Sarà comunque importantissimo che il 3D non sia una tecnologia piratabile: al giorno d’oggi la pirateria è un grosso problema per il mondo dell’hard e se anche il 3D sarà scaricabile e copiabile dalla rete allora perderà di interesse”.
Rimane solo Tinto Brass, che ha annunciato una grande produzione eros in 3D – Chi ha ucciso Caligola? – tuttavia è un annuncio che al momento galleggia nell’aria. Tinto Brass infatti non ha mai trovato grossi produttori che potessero sostenere onerose spese di produzione e la cosa potrebbe realizzarsi solo tra qualche anno.
Sembrano quindi essere finiti i tempi dove l’hard pilotava anche l’andamento del mercato home e consumer, e i due segmenti hanno preso strade totalmente diverse. L’hard cerca bassi costi di produzione per essere competitivo nei confronti di web e pirateria, mentre il mondo consumer guarda ormai alla qualità.
[fonte]
Vacanza Gay-Friendly. Anche Venezia nella Top Ten.
by PaloAltoGay.com on apr.04, 2010, under WebNews
Prenotare una camera d’albergo senza dover dare spiegazioni, passeggiare mano nella mano col proprio partner senza essere guardati come alieni, abbracciarsi sulla panchina di un parco senza tema di aggressioni: tutti comportamenti scontati per una coppia di fidanzati. Ma solo se eterosessuali. Per una coppia gay anche prenotare un viaggio può diventare un grosso problema. Basta scegliere la meta sbagliata e si rischia persino di ritrovarsi in gatta buia. Allora meglio organizzare la propria vacanza a tavolino, scegliendo con cura una destinazione “gay and lesbian friendly”. Magari con l’aiuto di tour operator specializzati nel settore del turismo omosessuale. Un trend inaugurato all’estero (guide come le Lonely Planet da anni hanno sezioni dedicate al loro interno) e sbarcato in Italia solo da poco.
Nel nostro Paese la sensibilità per la vacanza omo-friendly è appena agli inizi, ma l’interesse riscosso è significativo. Secondo le stime di Ttg Italia, il mercato del turismo gay & lesbian rappresenta il 7% del fatturato complessivo dell’intero comparto, per un giro d’affari annuo di oltre 3,2 miliardi di euro. Un business prontamente intercettato dagli operatori del settore turistico, pronti a dar vita a tour operator specializzati. Il primo ad importare questa moda in Italia è QuiiKi, che, sul modello dell’International Gay & Lesbian Travel Association, ha dato vita ad una vera e propria agenzia di viaggi on-line ed ha appena lanciato il primo magazine gay&lesbian italiano, appena presentato a Roma e in edicola da aprile. Un corner sul turismo gay è stato inoltre riservato in occasione della fiera del turismo a Berlino e a Rimini.
Se l’offerta è ancora limitata, la domanda è in continua ascesa. Ma cosa spinge una coppia gay a prenotare una vacanza in strutture “gay friendly” o “gay only”? “Il bisogno principale di questo tipo di turista – spiega Alessio Virgili, direttore del brand Quiiki a Roma – è vivere la propria vacanza in una destinazione turistica o in una struttura in cui verrà accettato per quello che è, potrà essere se stesso o abbracciare il proprio partner senza che nessuno lo insulti. Esistono sicuramente Paesi in cui le leggi dello Stato, la religione o la cultura non accettano l’omosessualità oppure dove non esistono leggi anti-omofobe. In questi posti è sconsigliato avere atteggiamenti troppo espliciti ed evidenti in pubblico, ma non per questo non possono essere visitati”.
Mentre in Europa quasi tutti i Paesi si sono ormai dotati di leggi a tutela dell’omosessualità, in molti Stati arabi e asiatici la strada è ancora lunga. E spesso i turisti omosessuali si trovano a dover affrontare situazioni di pericolo o addirittura a finire in manette. Come è accaduto a Dubai nell’estate del 2008 a un gruppo di 40 turisti stranieri, arrestati dalla polizia locale con l’accusa di travestitismo. Stesso rischio in Egitto e Marocco. Tra i paesi musulmani, solo la Tunisia, dove si registra una discreta vita gay, si mostra più liberale. Anche la Cina, secondo gli operatori turistici, non rappresenta una meta consigliata, mentre l’India si sta aprendo solo da poco. Nemmeno le Mauritius e Santo Domingo sono considerate mete gay-friendly a tutti gli effetti.
A stilare una classifica delle destinazioni europee più accoglienti per il turista gay, a livello di sistemazione alberghiera, ha recentemente pensato Tripadvisor, la più grande community di viaggiatori al mondo. Attraverso le recensioni dei propri visitatori, è stata stilata la top ten degli hotel gay e lesbo-friendly più gettonati in Europa: una lista d’oro di strutture, che premia Venezia come unica città italiana rappresentata. Al quarto posto si piazza infatti l’hotel Ca’ Dogaressa, un angolo da sogno nel cuore della Serenissima, affacciato sul Canale di Cannaregio. “Siamo una coppia gay e torneremmo sicuramente a soggiornare in questo hotel. Ci siamo sentiti assolutamente a nostro agio qui e abbiamo trascorso momenti indimenticabili”, scrive un turista nel forum di TripAdvisor. Ad aggiudicarsi il primo gradino del podio è però il Colson House di Brighton, in Inghilterra: un hotel-boutique ispirato ai capolavori del grande schermo, dove tutte le camere portano i nomi di icone del cinema, strategicamente ubicato nel cuore di una Brighton particolarmente vivace nella proposta di eventi e attività per gay. Segue a ruota l’Hotel Sejour Beaubourg di Parigi, nella zona di Marais, una delle migliori per la movida e per i locali gay. Non poteva mancare la capitale catalana, patria del turismo gay friendly, che con Hotel Axel conquista il terzo gradino del podio.
Le destinazioni turistiche più gettonate rimangono però quelle extra-europee. Secondo i dati di Quiiki, il 23% delle coppie omosessuali italiane sceglie le Gran Canaria. A sorpresa al secondo posto si piazza Tel Aviv, in Israele, col 19%. Seguono Barcellona (11%), le Stiges e Rio de Janeiro (10%), Mykonos e Lesvos (8%), San Francisco (6%) e le Isole Vergini americane (4%). Ad essere incoronata regina tra le mete gay friendly dagli utenti web del sito TripOutGayTravel, in partenariato con MTV americana, è stata recentemente proprio Rio de Janeiro. A queste mete si aggiunge la bellissima Ibiza che non e’ stata presa in considerazione dalla ricerca delle citta’ piu’ Gay-Friendly, ma che si dimostra una delle piu’ Friendly di tutta europa e oltre. L’offerta dell’isola e’ in continuo aumento e PaloAltoGay.com vi consiglia di visitare “The Perfect GuestHouse” per trovare una sistemazione unica all’interno delle miriadi di offerte che offre quest’isola.
Svolta ISTAT: “conteremo anche le coppie gay”
by PaloAltoGay.com on apr.03, 2010, under WebNews
Dopo l’appello che Gay.it e la “promozione” fatta da tutti i siti di Gay-News come il nostro, l’ISTAT apre alle coppie gay. Nelle schede che verranno distribuite per il Censimento della popolazione ci sarà anche la possibilità di dichiararsi conviventi omosessuali.
Le coppie gay entrano nel Censimento 2011. Per la prima volta, nelle schede che verranno distribuite a tutti gli italiani, si avrà la possibilità di dichiararsi “convivente omosessuale” barrando l’apposita casella e, di conseguenza, compilare un solo questionario per due persone, proprio come fanno i conviventi eterosessuali. La decisione dell’Istat segue l’appello lanciato da Gay.it e al quale hanno aderito circa 4600 lettori ed è stata annunciata alle associazoni gay che avevano chiesto al Presidente Enrico Giovannini di essere convocate.
Il requisito minimo di cui devono essere in possesso le due persone per poter essere considerate una coppia è uno solo: abitare sotto lo stesso tetto. Sono quindi esclusi i single – gay, lesbiche -, le coppie non conviventi, e quelle transessuali che però verranno conteggiate a seconda del sesso di nascita (se la transizione non è ancora completata) o di quello di transizione (quindi solo se la riattibuzione del sesso è già terminata).
«È un grande passo in avanti – dice Paolo Patanè, presidente nazionale di Arcigay – Per la prima volta si prende atto dell’esistenza di rapporti affettivi fra persone dello stesso sesso e addirittura delle famiglie gay con figli». Gli aspetti pratici della decisione dell’Istat sono molteplici. Basti pensare che i dati del questionario andranno ad aggiornare quelli in possesso degli uffici Anagrafe dei comuni di residenza, rendendo più ponderate per i sindaci eventuali iniziative politiche a favore delle convivenze, anche omosessuali (ad esempio, le graduatorie per l’accesso all’edilizia popolare o, per chi ha figli, l’accesso agli asili nido).
«Siamo rimasti molto soddisfatti dall’incontro con l’Istat – continua Patanè – Il presidente Giovannini si è dismotrato da subito molto disponibile a ricevere le nostre istanze e le associazioni gay sono state definite “portatrici di interesse” riconoscendo così il nostro ruolo di rappresentanza della comunità lgbt italiana».
«Prevedere un’apposita casella per potersi dichiarare convivente omosessuale è una grande apertura alla società da parte dell’Istat», dice Alessio De Giorgi, direttore di Gay.it. «Sopra la scheda, e quindi nelle mani di tutti gli italiani, ci sarà un vero e proprio messaggio culturale: le famiglie gay sono uguali a quelle eterosessuali. Adesso tocca alle coppie gay dichiarare con orgoglio la propria convivenza».
Gay.it aveva lanciato l’appello “Contaci!” nel quale chiedeva al presidente dell’Istat di prevedere la possibilità per le coppie gay di dichiararsi tali nei questionari che saranno distribuiti in occasione del Censimento generale della popolazione italiana 2011. I parlamentari radicali avevano annunciato anche un’interrogazione urgente a prima firma on.Maurizio Turco nella quale si sottolineava l’importanza di accettare «la sfida di governare la realtà cercando di conoscerla, impostando le politiche sulla base dei dati disponibili invece delle opinioni precostituite».
La decisione dell’Istituto di Statistica è arrivata dopo che le associazioni gay avevano chiesto e ottenuto un incontro con il Presidente dell’Istat al quale erano presenti Arcigay, Arcilesbica, Famiglie Arcobaleno, AGEDO, Rete Lenford, MIT – Movimento Identità Transessuale, Associazione Trans Genere, Certi Diritti, Gaylib, Mario Mieli, Di’Gay Project, I-Ken Onlus.
Su questo argomento si sono aperte molte discussioni, e PaloAltoGay.com ha ricevuto, dopo la pubblicazione della notizia, moltissime e-mail di protesta e non. I Gay vogliono sempre maggior potere e visibilita’ in un ambiente, quello italiano, sempre piu’ chiuso e preoccupante. Ora sorge il quesito se questo censimento non voglia essere uno strumento per “auto-punirsi”.
In tanti pensano che con quella semplice croce le nostre vite, non solo verranno schedate, ma potranno essere bersaglio di problemi sociali, sopratutto per quelle persone che lavorano in settori pubblici dove i Gay non sono certo visti bene…
PaloAltoGay.com ha riportato quella che era una notizia di interesse per la comunita’ GLBT (Gay Lesbiche Bisessuale e Trangender) ed ora non lancia un contro-appello, ma ritiene di dare il suo parere a questa decisione dell’ISTAT un po’ troppo rapida… perche’ la domanda finale e’: come verranno gestiti e usati questi dati?
Voi che ne pensate?
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