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BOYS LOVE STYLE: LO STILE GAY CHE FA IMPAZZIRE LE RAGAZZINE

by on mar.07, 2010, under Cinema, WebNews

In Italia i manga “Boys Love” (quelli incentrati su relazioni gay e realizzati da autrici donne per un pubblico femminile) vengono pubblicati dall’inizio del duemila, ma stentano ancora ad affermarsi. I motivi sono diversi: dalle scelte editoriali poco azzeccate al clima del nostro paese, passando per il boicottaggio di alcuni circuiti distributivi e al grande errore iniziale di puntare sul pubblico gay. In ogni caso, mentre da noi questo genere è in un momento di stasi, vale la pena ricordare che in diversi paesi occidentali è ancora in piena espansione, mentre in Giappone è diventato un vero e proprio fenomeno di costume che ha abbondantemente travalicato il mondo del fumetto. Non è semplice riassumere la situazione in poche righe, ma può essere interessante notare che nelle grandi città giapponesi iniziano a comparire intere vie dedicate ai Boys Love e ai negozi che commerciano i manga Boys Love e il relativo merchandising (gadget, abbigliamento, DVD e quant’altro), con tanto di cartellonistica riservata alle ultime novità del settore.

Una delle vie più popolari in questo senso è sicuramente la Otome Road (che si trova nel quartiere di Ikebokuro a Tokyo), un vero e proprio paradiso per le appassionate di questi manga e del mondo che ci gira attorno. Probabilmente è molto difficile per chi vive in Italia, dove stentano a nascere anche dei “semplici” quartieri gay, concepire che ci siano delle vie per le ragazze che vanno matte per i prodotti a base di relazioni gay, eppure questa è solo la punta dell’iceberg. Basti pensare che l’estetica Boys Love anima anche un vero e proprio sottogenere della video pornografia gay, con case di produzione specializzate (come la Go Guys Plus e la Coat West) che si rivolgono prettamente al pubblico femminile. Infatti i modelli dei loro video sono dei gay “trasfigurati” per il pubblico femminile e a dir poco inverosimili, esattamente come i protagonisti dei manga da cui traggono spunto. Da notare che non solo questi video ispirano a loro volta manga e fanfiction, ma spesso le case di produzione organizzano incontri con i fans che al 90% sono affollati da ragazze vocianti che trattano i gay performer come qualsiasi idolo delle teenager.

D’altra parte, giusto per restare in tema di idoli delle teenager, vale la pena ricordare che l’estetica Boys Love sta diventando un tormentone anche per la musica pop nipponica, e in particolare per il genere visual kei. A quanto pare uno dei punti di forza dei loro massimi esponenti sono l’aspetto androgino, un look eccessivo e una discreta ambiguità sessuale, che spesso viene accentuata da atteggiamenti decisamente affettuosi – baci compresi – verso persone del proprio sesso (anche nel pieno dei concerti). Questo approccio all’omosessualità (spesso costruito ad arte), nel tempo, si è esteso anche agli esponenti di altri generi musicali, come il jrock e il jpop, diffondendosi in proporzione al successo dell’estetica Boys Love presso le teenager giapponesi. Ultimamente non è raro che gli idol giapponesi di maggior successo giochino su questa cosa, arrivando ad accennare a supposti momenti intimi trascorsi con i loro colleghi e/o rivali, proprio per permettere al loro pubblico di fantasticarci sopra. Più o meno il contrario di quello che succede in Italia, dove tutti i cantanti (e in particolare gli idoli delle teenager) si fanno in quattro per smentire le eventuali voci di omosessualità che circolano su di loro.

D’altra parte i Boys Love, in Giappone, sono diventati anche un vero e proprio filone cinematografico, e come se non bastasse adesso hanno iniziato ad essere prodotti anche dei film incentrati su ragazze appassionate di Boys Love. Da come si può intuire da questa breve carrellata (da cui abbiamo escluso cose “ovvie” come le fiere dedicate, i videogiochi e i cartoni animati a tema), è evidente che i manga a tema gay per ragazze – perlomeno in Giappone – sono una realtà tutt’altro che marginale e in continua evoluzione. Sicuramente il loro scopo non è quello di legittimare la condizione gay, ma è indubbio che – a modo loro – stiano dando un certo contributo allo sdoganamento dell’omosessualità maschile anche nella rigida cultura nipponica, e tutto considerato non è poco.

Articolo di Valeriano Elfodiluce
[fonte]

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Difficile e senza poteri la vita dei Gay in Italia.

by on feb.11, 2010, under WebNews

Come vivono gli omosessuali italiani? Quali sono le loro aspirazioni, i loro sogni rivolti non solo al privato ma particolarmente verso la politica e le sue rappresentanze? Sogni, aspirazioni, desiderio di non essere più trattati da cittadini di serie B; uomini e donne che nella loro condizione sessuale si sentono sempre più spesso emarginati, impauriti da un clima ostile verso di loro, in famiglia come nel lavoro e nella società. La crisi economica va di pari passo con la crisi delle libertà individuali. Così Sette, il magazine del Corriere della Sera si è chiesto come è la vita degli omosessuali in questa Italia e ha dato voce ad alcuni protagonisti di queste esistenze difficili, con un interessante reportage che verrà pubblicato oggi.

Il servizio racconta gli amori, le paure, le battaglie ancora da vincere in questo Paese assetato di nuove legalità che riguardano le coppie di fatto e i singoli cittadini che amano altri cittadini dello stesso sesso. I problemi di visibilità e accettazioni, sono trasversali: toccano il mondo dello sport dove un’allenatrice viene diffidata dal dichiarare l’amore “proibito” per una sua compagna; un manager che può assistere il suo compagno malato grave grazie alla comprensione dei medici, ma potrebbe essere messo alla porta senza spiegazione alcuna. E ci sono coloro, tanti per fortuna, che spendono parecchio tempo della loro esistenza per dare dignità alla loro e altrui vita.

Sette, parla poi con alcuni protagonisti omosessuali come Alessandro Cecchi Paone, Angelo Pezzana storico fondatore del Fuori, e la deputata Pd Anna Paola Concia. Qualche tempo addietro Libero pubblicò un articolo mettendo il fila una serie di nomi importanti che farebbero il “Gay Power” italico. Ci finirono dentro anche chi delle battaglie glbt ne fa a meno, probabilmente, grazie ad una vita agiata tale da potersi concedere il disinteresse su tutta la linea. Il fantomatico “Potere Gay” o “lobbygay” venne anche gridato insensatamente quando Rocco Buttiglione fu bocciato come commissario europeo a causa di certe sue dichiarazioni che poco coincidevano con le idee liberali e libertarie dell’Europa che poco comprendeva forme di discriminazioni da parte di paesi membri. Ma ahinoi, in Italia non esiste una lobby gay. Magari!

Ne è convinto anche Alessandro Cecchi Paone che a Sette dichiara:

“Non parliamo di potere gay: in Italia non esiste. Siamo l’unico Paese del mondo libero, civile, democratico, in cui i gay hanno ancora problemi di visibilità”.

Del resto siamo un paese dalle contraddizioni visibili dove un ministro come Ignazio La Russa apre ai gay in divisa, avvertendo però che nessuno si azzardi a presentarsi ad un Gay Pride con le stellette. Siamo il Paese che si dice avverso al riconoscimento legislativo delle coppie di fatto e gli stessi contrari agiscono in una continua ed esaltante ipocrisia.

“Il nostro è diventato un paese se possibile più omofobo negli ultimi anni. Purtroppo c’è un tasso impressionante di omofobia interiorizzata. Non è necessario essere militanti. La mia battaglia sul piano culturale è quella per la normalità degli omosessuali”

afferma, poi, Anna Paola Concia, per spiegare quanto lavoro importante c’è ancora da svolgere.

Probabilmente è una semplice casualità, ma il servizio viene pubblicato proprio alla vigilia del Congresso Nazionale di Arcigay. Un caso che comunque potrà dare qualche spunto di discussione in quel di Perugia.

fonte: queerblog.it

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