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Tag: Gay Friendly

L’EU pretende che gli Stati candidati possano assicurare protezione ai gay

by on feb.20, 2010, under WebNews

Il Parlamento europeo ha deciso che la Croazia, la Macedonia e la Turchia debbano dimostrare di poter offrire “protezione sincera” alle persone gay, prima di poter entrare nell’Unione europea I tre Stati sono stati criticati per i record negativi verso i diritti Lgbt e gli aggiornamenti dati al Parlamento Europeo: per questo è stato ricordato a loro che le protezioni e le leggi anti discriminazioni non sono negoziabili. Per esempio, la Croazia, nel 2009, era stata criticata per il divieto del Zagreb Pride e per il fallimento dell’aumento di leggi antidiscriminatorie.

In Turchia, il codice penale del Paese sollevava preoccupazioni nel “permettere persecuzione sistematica” di gay, bisessuali e transgender, mentre alla Macedonia c’erano dubbi sulla discriminazione verso l’orientamento sessuale e identità di genere. Per questo motivo, Ulrike Lunacek, vice presidente del Parlamento Europeo per i diritti Lgbt, ha dichiarato:

“Sono felice che i nostri rapporti ed emendamenti in merito ai diritti Lgbt della Macedonia e della Croazia siano stati presi in considerazione dal Parlamento europeo. Abbiamo riaffermato le basi contro la discriminazione e preteso che vengano applicate dai paesi candidati all’ingresso”

[fonte]

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La Commissione Europea si fa gayfriendly

by on feb.12, 2010, under WebNews

Esultano le organizzazioni glbt italiane e con loro quelle europee. Da Strasburgo arrivano notizie confortanti sulla nuova Commissione UE che dovrà svolgere importanti compiti di rappresentanza e di linee di condotta per i paesi membri. A presiederla Josè Manuel Barroso, confermato nell’incarico, che resterà in carica fino al 2014. Sarà invece una donna, la lussemburghese Viviane Reding, già Commissaria con Prodi e nella prima Commissione Barroso, a ricoprire la carica di vice presidente e ministro della Giustizia. Ad aiutare la Reding ad essere scelta per le due importanti cariche, oltre alla sua riconosciuta esperienza politica e diplomatica, le sue posizioni assolutamente irrinunciabili e chiare contro le discriminazioni. Ha dichiarato la nuova vice presidente e ministro della Giustizia:

“L’obiettivo di creare uno spazio europeo dei diritti fondamentali coeso e coerente, implica che i tre sistemi di diritti fondamentali di cui dispone l’Unione (Carta dei diritti fondamentali, Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e i Diritti fondamentali garantiti dalle costituzioni degli Stati membri) operino insieme con efficacia, si integrino e si corroborino l’un l’altro nell’interesse del singolo […] È inoltre mia intenzione garantire che l’Europa disponga di una strategia politica moderna e coerente che combatta le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale”.

Ma la Reding non sarà sola in quel parterre di garanzie che l’Europa si è data, nonostante alcune posizioni di paesi membri, come l’Italia che ha lasciato alla ventura ogni diritto contro le discriminazioni verso gay, lesbiche, transessuali, e altre minoranze. A rafforzare e compiacere le comunità glbt del Vecchio Continente, è l’elezione della britannica Catherine Ashton, 54enne laburista, a super Ministro degli Esteri dell’UE. La nobildonna in patria si era battuta e continua a farlo, per sconfiggere ogni discriminazione verso le persone omosessuali, grande sostenitrice delle associazioni come Stonewall e ferma assertrice dei diritti glbt. Nel 2006 la premiarono come “Politico Gayfriendly dell’anno” proprio quelli di Stonewall, la più battagliera e rappresentativa organizzazione glbt del regno di Sua Maestà.

L’elezione della Reding come quella della baronessa inglese Ashton, è stata salutata dal segretario nazionale di Arcigay, Riccardo Gottardi:

“Esprimiamo la nostra soddisfazione per queste prese di posizione e auspichiamo un impegno sempre più deciso dell’Unione Europea per garantire il rispetto dei diritti fondamentali e una reale uguaglianza per tutte le persone omosessuali, bisessuali e transgender europee e per le loro famiglie. Solo se l’Italia riconoscerà quei diritti già garantiti in altri Paesi potrà davvero dire di essere in Europa”.

Probabilmente chi, dopo le elezioni europee che aveva visto il trionfo di molte destre, pensava che i diritti, anche quelli delle minoranze sessuali, potessero essere messe in secondo piano, a favore di scelte autoritarie e discriminanti, dovrà ricredersi. Certo, oggi il ruolo degli organismi europei è più simbolico che non di effettiva responsabilità e di obbligo per tutti gli Stati membri. Ci vorrà del tempo politico e il desiderio di spogliarsi di tutti gli egoismi di patria, ma i compiti della nuova Commissione UE restano importanti per l’avvio di una nuova fase europeista.

Sperando che l’Italia, libera da vincoli clericali e da spocchie personali, si dica Europa anche in termini di difesa e tutela delle persone glbt, cittadini italiani ed europei a pieno titolo.

fonte: queerblog.it

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