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Tag: Politica

Svolta ISTAT: “conteremo anche le coppie gay”

by on apr.03, 2010, under WebNews

Dopo l’appello che Gay.it e la “promozione” fatta da tutti i siti di Gay-News come il nostro, l’ISTAT apre alle coppie gay. Nelle schede che verranno distribuite per il Censimento della popolazione ci sarà anche la possibilità di dichiararsi conviventi omosessuali.
Le coppie gay entrano nel Censimento 2011. Per la prima volta, nelle schede che verranno distribuite a tutti gli italiani, si avrà la possibilità di dichiararsi “convivente omosessuale” barrando l’apposita casella e, di conseguenza, compilare un solo questionario per due persone, proprio come fanno i conviventi eterosessuali. La decisione dell’Istat segue l’appello lanciato da Gay.it e al quale hanno aderito circa 4600 lettori ed è stata annunciata alle associazoni gay che avevano chiesto al Presidente Enrico Giovannini di essere convocate.

Il requisito minimo di cui devono essere in possesso le due persone per poter essere considerate una coppia è uno solo: abitare sotto lo stesso tetto. Sono quindi esclusi i single – gay, lesbiche -, le coppie non conviventi, e quelle transessuali che però verranno conteggiate a seconda del sesso di nascita (se la transizione non è ancora completata) o di quello di transizione (quindi solo se la riattibuzione del sesso è già terminata).

«È un grande passo in avanti – dice Paolo Patanè, presidente nazionale di Arcigay – Per la prima volta si prende atto dell’esistenza di rapporti affettivi fra persone dello stesso sesso e addirittura delle famiglie gay con figli». Gli aspetti pratici della decisione dell’Istat sono molteplici. Basti pensare che i dati del questionario andranno ad aggiornare quelli in possesso degli uffici Anagrafe dei comuni di residenza, rendendo più ponderate per i sindaci eventuali iniziative politiche a favore delle convivenze, anche omosessuali (ad esempio, le graduatorie per l’accesso all’edilizia popolare o, per chi ha figli, l’accesso agli asili nido).

«Siamo rimasti molto soddisfatti dall’incontro con l’Istat – continua Patanè – Il presidente Giovannini si è dismotrato da subito molto disponibile a ricevere le nostre istanze e le associazioni gay sono state definite “portatrici di interesse” riconoscendo così il nostro ruolo di rappresentanza della comunità lgbt italiana».

«Prevedere un’apposita casella per potersi dichiarare convivente omosessuale è una grande apertura alla società da parte dell’Istat», dice Alessio De Giorgi, direttore di Gay.it. «Sopra la scheda, e quindi nelle mani di tutti gli italiani, ci sarà un vero e proprio messaggio culturale: le famiglie gay sono uguali a quelle eterosessuali. Adesso tocca alle coppie gay dichiarare con orgoglio la propria convivenza».

Gay.it aveva lanciato l’appello “Contaci!” nel quale chiedeva al presidente dell’Istat di prevedere la possibilità per le coppie gay di dichiararsi tali nei questionari che saranno distribuiti in occasione del Censimento generale della popolazione italiana 2011. I parlamentari radicali avevano annunciato anche un’interrogazione urgente a prima firma on.Maurizio Turco nella quale si sottolineava l’importanza di accettare «la sfida di governare la realtà cercando di conoscerla, impostando le politiche sulla base dei dati disponibili invece delle opinioni precostituite».

La decisione dell’Istituto di Statistica è arrivata dopo che le associazioni gay avevano chiesto e ottenuto un incontro con il Presidente dell’Istat al quale erano presenti Arcigay, Arcilesbica, Famiglie Arcobaleno, AGEDO, Rete Lenford, MIT – Movimento Identità Transessuale, Associazione Trans Genere, Certi Diritti, Gaylib, Mario Mieli, Di’Gay Project, I-Ken Onlus.

Su questo argomento si sono aperte molte discussioni, e PaloAltoGay.com ha ricevuto, dopo la pubblicazione della notizia, moltissime e-mail di protesta e non. I Gay vogliono sempre maggior potere e visibilita’ in un ambiente, quello italiano, sempre piu’ chiuso e preoccupante. Ora sorge il quesito se questo censimento non voglia essere uno strumento per “auto-punirsi”.

In tanti pensano che con quella semplice croce le nostre vite, non solo verranno schedate, ma potranno essere bersaglio di problemi sociali, sopratutto per quelle persone che lavorano in settori pubblici dove i Gay non sono certo visti bene…

PaloAltoGay.com ha riportato quella che era una notizia di interesse per la comunita’ GLBT (Gay Lesbiche Bisessuale e Trangender) ed ora non lancia un contro-appello, ma ritiene di dare il suo parere a questa decisione dell’ISTAT un po’ troppo rapida… perche’ la domanda finale e’: come verranno gestiti e usati questi dati?

Voi che ne pensate?

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Matrimoni omosessuali nel mondo. Dove si puo’ e dove no

by on mar.29, 2010, under WebNews

Sembravano ore interminabili quelli dell’attesa alla sentenza che dovreva arrivare il 24 MArzo dalla Corte Costituzionale, in base alla richiesta di due dei quattro tribunali a cui si erano rivolti le coppie omosessuali che intendevano contrarre matrimonio civile. Tra le altre decisioni da prendere su complessive dieci questioni di legittimità c’è questa ed è forse la più importante (almeno per noi, visto il silenzio imbarazzante di gran parte dei media) perché sancirebbe un diritto costituzionale di eguaglianza tra persone e diritti. Queste trepidanti ore potrebbero mutarsi in giorni, se qualcuno ipotizza che tutto potrebbe slittare al 12 aprile e vedremo le motivazioni. Appena avremo nuove informazioni in merito vi informeremo. Nell’attesa pensiamo utile darvi il mappamondo completo dei Paesi dove le coppie di fatto gay e lesbiche possono contrarre matrimonio. O giù di lì. Va ricordato che molti Stati si sono dati leggi di tutela per le coppie di fatto con altre forme giuridiche o riconoscendo quel che in Patria non era contemplato.

In Europa sono sei gli Stati che hanno concesso la matrimonialità partendo dalla ciclonica Spagna a governo Zapatero dove dal luglio 2005 gay e lesbiche possono contrarre matrimonio civile. La volontà del governo a non sottrarsi ad altri diritti da concedere ai suoi cittadini lgbtq, ha anche dato la possibilità di adozione: una legge molto restringente, parecchio discussa anche dopo la sua approvazione ma che comunque è parecchio possibilista per le coppie che intendono adottare. Va anche ricordato che restano in vigore altri istituti come quello del registro delle coppie di fatto

A primeggiare su tutti i Paesi Bassi, dove i matrimoni omosessuali sono consentiti dal lontano aprile 2001. Anche lì esistono i registri per le coppie di fatto estesi anche a quelle eterosessuali.

Ancora nel limbo, ma con una determinazione governativa a sancire il diritto al matrimonio per gli omosessuali, il Portogallo l’8 gennaio scorso la legge è stata approvata in prima lettura: Manca la ratifica da parte del Presidente. Ma pare sia cosa fatta e approvata

Dal 30 gennaio 2003 i cittadini omosessuali del Belgio, se lo vogliono, possono accedere al matrimonio. Più libera e più facile è anche l’adozione per le coppie dello stesso sesso ovviamente con i requisiti richiesti dallo Stato.

In Norvegia ci si può sposare dall’11 luglio 2008. Qui come tanti sanno, non è la Chiesa cattolica a imporre la sua religione e i suoi diktat spesso omofobi, ma la Chiesa luterana che è di tutt’altra pasta tanto da aver accettato la celebrazione di matrimoni con coppie dello stesso sesso Quindi i matrimoni celebrati nella Chiesa luterana di Stato hanno anch’essi valore legale a tutti gli effetti.

Lo stesso vale per la Svezia dove i matrimoni sono legali dal maggio dello scorso anno.

Nel continente africano solo il Sudafrica ha legalizzato dal 30 novembre del 2006, matrimonio e adozioni per le coppie dello stesso sesso. In molti altri paesi africani l’omosessualità non solo è proibita, ma perseguitata violentemente come ci dicono tanti rapporti di Amnesty International.

Nelle Americhe a far da apripista sui diritti delle coppie omosessuali, il moderno e affascinante Canada dove i matrimoni omosessuali sono legali dal 20 luglio 2005. In tutto il Canada la comunità lgbt gode di rispetto e di piena comunione con il resto dei cittadini e con le istituzioni. Spesso sono una vera e propria lobby anche in campo finanziario.

Negli Usa al momento, non esiste alcun riconosci9mento a livello federale. All’istituto del matrimonio ci erano arrivati recentemente anche la California e il Maine ma sappiamo come è finita dopo il referendum durante le elezioni presidenziali che hanno portato alla vittoria Obama, un presidente attento ai problemi della comunità lgbt americana. I matrimoni attualmente legali sono permessi nel Massachussetts, Connecticut, Iowa, Vermont e New Hampshire (in questo ultimo stato, dal 1 gennaio 2010).

Grazie alla legge approvata nel dicembre dello scorso anno Parlamento del Distretto Federale di Citta’ del Messico i matrimoni omosessuali possono essere celebrati nella sola area metropolitana di Città del Messico.

Aruba e Antille Olandesi: in quanto territori olandesi sono tenuti a riconoscere i matrimoni omosessuali contratti nei Paesi Bassi, pur vietando di celebrarne sul proprio territorio.

Per quel che riguarda il Medio oriente, in Israele non è possibile contrarre matrimonio gay in patria, ma la Corte Suprema nel 2006 ha stabilito che i matrimoni omosessuali celebrati all’estero sono riconosciuti dallo Stato di Israele.

Questioni di diritti per le oppie di fatto che non si fermano qui; vanno anche pensati altri Stati dove in vece del matrimonio esistono altri istituti di tutela per le coppie omosessuali. Uno fra tutti, il Pacs francese che se non è matrimonio, poco ci manca.

foto: Stefano Bolognini
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RAIPERUNANOTTE a difesa della Liverta’ di Stampa

by on mar.25, 2010, under WebNews

Clicca per Ingrandire

Roberto Benigni, Antonio Cornacchione, Teresa De Sio, Gillo Dorfles, Elio e le Storie Tese, Emilio Fede, Giovanni Floris, Milena Gabanelli, Riccardo Iacona, Giulia Innocenzi, Gad Lerner, Daniele Luttazzi, Trio Medusa, Mario Monicelli, Morgan, Nicola Piovani, Norma Rangeri, Sandro Ruotolo, Michele Santoro, Barbara Serra, Marco Travaglio, Vauro e Antonello Venditti.

L’informazione non si può interrompere, la stampa deve essere libera.

Per questo la Fnsi – Federazione Nazionale della Stampa Italiana – ha deciso di organizzare “Rai per una notte“, uno sciopero bianco per la difesa della libertà di stampa e dell’informazione che si terra’ Giovedì 25 marzo, dalle ore 20 alle 24, al Paladozza di Bologna.

Rai per una notte sarà una manifestazione – trasmissione condotta da Michele Santoro con la partecipazione di Giovanni Floris, Daniele Luttazzi, Marco Travaglio, Vauro, la squadra di Annozero e molti altri ospiti del mondo del giornalismo e dello spettacolo.

La Fnsi e l’Usigrai – Organismo sindacale di base dei giornalisti Rai – metteranno a disposizione su Internet le riprese video e audio della manifestazione e consentiranno a tutti coloro che vorranno di riprendere e trasmettere in Tv o per radio l’intero evento.

Puoi seguore l’evento in diretta. Per informazioni www.raiperunanotte.it

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E’ reato dare del gay per offendere

by on mar.16, 2010, under WebNews

Non si può dire a qualcuno che è un gay con l’intento di offendere, anche se la persona a cui è rivolta l’espressione ha effettivamente tendenze omosessuali e nonostante si dichiari di non avere pregiudizi e anzi di essere “laici apertissimi”. Questa è la conferma di una condanna che arriva dalla Cassazione… anche in Italia qualche piccolo passo ogni tanto si muove, certo siamo ancora lontani dal resto d’Europa, ma ogni tanto qualche spiraglio di luce arriva anche da noi.

Questo è quanto è stato deciso dalla Cassazione con una multa, simbolica?, di 400 euro per ingiuria nei confronti di un vigile 60enne di Ancona. La storia è iniziata, non meno, di otto anni fa, nel lontano 2002, per la precisione il 17 novembre quando Dante S. (il nome dell’imputato) aveva preso carta e penna per scrivere una lettera al collega Luciano T., con il quale non c’era un rapporto “di simpatia”. Nella lettera, insieme ad alcune accuse, Dante denunciava “l’essere gay” del collega. Con questa pronuncia la Suprema Corte ha voluto dire basta alle denigrazioni nei confronti degli omosessuali, ricordando che simili condotte possono sfociare in una condanna per ingiuria.

Come si è detto, al centro del procedimento c’è una lettera in cui un vigile (Dante S.) insultava il destinatario (Luciano T.) ricordando una “vacanza in montagna” che quest’ultimo aveva fatto in “compagnia di un marinaio”, episodio che gli era costato il successivo allontanamento da un club sportivo frequentato da ragazzini. Il tribunale di Ancona, in sede di rinvio (durante il primo processo d’appello l’imputato era stato assolto, ma il verdetto era stato annullato dalla Cassazione), aveva condannato l’uomo a 400 euro di multa per il reato di ingiuria, rilevando che le espressioni usate dall’imputato nella lettera “esprimevano riprovazione per le tendenze omosessuali” del collega e un “inequivoco e intrinseco intento denigratorio riferito al suo allontanamento da un luogo frequentato da minori”.

A niente sono servite le spiegazioni della difesa, che ha sostenuto “che il termine gay di per sé non è offensivo e che nella specie non c’era animus nocendi dal momento che l’ imputato nella lettera aveva dichiarato di nutrire simpatia per Luciano T., di essere laico e apertissimo e di non giudicare i costumi sessuali di nessuno”.

La prima sezione penale della Suprema Corte, con la sentenza 10248, ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’imputato contro la sentenza di appello bis. Per la Cassazione, il tribunale di Ancona ha “correttamente svolto la sua funzione, inquadrando per un verso il termine ‘gay’ utilizzato nella lettera agli episodi che la sentenza annullata aveva omesso di considerare (la vacanza con il marinaio e l’allontanamento dal club frequentato da minori) e valutando le ulteriori accuse, presenti nella missiva ritenuta offensiva, come denigratorie, con giudizio di merito, logicamente motivato”. Nella lettera, infatti, l’imputato accusava il collega anche di aver sottratto documenti pubblici dagli uffici municipali di Ancona, nell’ambito di una cancellazione abusiva di contravvenzioni, nonché di aver favorito la propria nipote in un concorso pubblico.

Per la Cassazione, il ricorso dell’imputato non poteva essere accolto neanche in relazione al fatto che tra le parti esistevano “rapporti tesi”, che avrebbero potuto, secondo il ricorrente, portare al riconoscimento della discriminante della provocazione: ciò, si legge nella sentenza, “è in contraddizione con il tempo trascorso rispetto ai fatti indicati come provocatori, poiché una lettera inviata dopo un giorno da essi, col corollario del tempo necessario per concepirla e scriverla, escludono in radice il concetto di immediatezza”.

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L’EU pretende che gli Stati candidati possano assicurare protezione ai gay

by on feb.20, 2010, under WebNews

Il Parlamento europeo ha deciso che la Croazia, la Macedonia e la Turchia debbano dimostrare di poter offrire “protezione sincera” alle persone gay, prima di poter entrare nell’Unione europea I tre Stati sono stati criticati per i record negativi verso i diritti Lgbt e gli aggiornamenti dati al Parlamento Europeo: per questo è stato ricordato a loro che le protezioni e le leggi anti discriminazioni non sono negoziabili. Per esempio, la Croazia, nel 2009, era stata criticata per il divieto del Zagreb Pride e per il fallimento dell’aumento di leggi antidiscriminatorie.

In Turchia, il codice penale del Paese sollevava preoccupazioni nel “permettere persecuzione sistematica” di gay, bisessuali e transgender, mentre alla Macedonia c’erano dubbi sulla discriminazione verso l’orientamento sessuale e identità di genere. Per questo motivo, Ulrike Lunacek, vice presidente del Parlamento Europeo per i diritti Lgbt, ha dichiarato:

“Sono felice che i nostri rapporti ed emendamenti in merito ai diritti Lgbt della Macedonia e della Croazia siano stati presi in considerazione dal Parlamento europeo. Abbiamo riaffermato le basi contro la discriminazione e preteso che vengano applicate dai paesi candidati all’ingresso”

[fonte]

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